Ambrogia è il soprannome del mio cane.
Ambra è un incrocio con un segugio italiano, e il muso che vedi nel logo è il suo.
Ho iniziato per necessità. Cercavo un capo che le stesse bene davvero e non trovavo niente: tessuti fatti male, che si infeltrivano, e spendere soldi per prodotti scadenti non mi andava più.
Così il primo capo l'ho fatto fare per lei. Non per venderlo — perché mi serviva. Poi una mia amica l'ha visto addosso ad Ambra e me ne ha chiesto uno per il suo cane. Ambrogia è nata lì, tra un cane e l'altro. Non da un business plan.
Cosa faccio, di preciso
Non cucio io. Scelgo i tessuti, decido come deve venire il capo, e lo faccio cucire da un laboratorio in Brianza. Il mio lavoro sta prima e dopo: nella scelta della stoffa e nel controllo di quello che esce.
Lo dico perché «artigianale» è una parola che usano tutti e vuol dire poco. Meglio dire come stanno le cose.
Se mi scrivi, ti rispondo io
Non c'è un servizio clienti. C'è la mia casella di posta. Se la taglia è sbagliata la sistemo io, se qualcosa non va lo dici a me.
